Veivecura - Tutto è vanità [Recensione]

I grandi dischi sono relativamente pochi, forse pochissimi. Inoltre, è sempre difficile considerare grande un disco, non si capisce mai se quest'ultimo sia in grado davvero di raggiungere questo ambito ed agognato titolo: si pensa sempre che, così dicendo, si esageri, che si elevi l'opera ad un livello eccessivamente alto, o che in un secondo momento si venga smentiti, causa l'ascolto di altri dischi nettamente migliori o, più semplicemente, dalla propria crescita personale e culturale.
Detto questo, io credo che si possa sostenere con una certa sicurezza che “Tutto è vanità” di VeiveCura sia veramente un grande disco. Sinceramente, mi risulta difficile affermare il contrario: raramente infatti, ho avuto modo di inciampare su un musicista emergente italiano così maturo, consapevole e talentuoso. E “Tutto è vanità” è sicuramente un'opera che può dar ragione a ciò che sostengo.
“Tutto è vanità” è il secondo disco di Davide Iacono, in arte VeiveCura, cantautore-pianista siciliano. Dopo aver pubblicato nel 2010 “Sic Volvere Parcas”, opera prima del tutto strumentale, VeiveCura ha pubblicato di recente appunto “Tutto è vanità”, disco più pop ma non meno intenso del precedente. Ciò che dal primo ascolto traspare da questo album è che VeiveCura non ambisce a rimanere vincolato ad un preciso immaginario musicale: li affronta tutti con curiosità, si affaccia alla musica con gli occhi di un instancabile turista, che coglie dal suo viaggio tutte le bellezze del mondo, trasformandole in melodie. Già dalle prime note del disco, VeiveCura regala all'ascoltatore momenti intensissimi. “L'alba, dentro”, la prima traccia, parrebbe una semplice introduzione ma non è così: già da qui infatti s'intuisce il gusto dell'opera, classico da un lato, moderno e contemporaneo dall'altro. Il pianoforte è l'indubbio protagonista, esso suona continuo lungo tutte le tracce, è il motore emozionale e la base sulla quale nasce tutto. E tutto significa un'interessantissima moltitudine di strumenti, che entrano prima e poi si nascondono, rendendo il disco imprevedibile ed incredibilmente affascinante: archi, fiati, chitarre, glockenspiel e tanti altri strumenti, magistralmente suonati dai notevoli musicisti che hanno partecipato a questo album, sono in grado di traghettare la musica di VeiveCura da tanto orchestrale a tanto minimale nel giro di poche battute. Con ispirazioni derivate (ma non copiate) da imperatori della musica contemporanea, come Tiersen piuttosto che Einaudi o Glass, l'album assume nel suo complesso una dimensione molto pop e, al contempo, colta e di classe, con testi ed atmosfere che s'addentrano nell'onirico e nel visionario. Va detto che VeiveCura vanta esperienze come compositore di musiche cinematografiche: ciò si è riflesso con successo nella stesura artistica di questo album, soprattutto in certi pezzi strumentali, come “Correnti del Nord vs. Correnti del Sud” e “Le Nuvole”, traccia conclusiva del disco. Molto singolare ed intrigante è anche il modo in cui VeiveCura usa la voce: quest'ultima non subisce quella caratteristica tutta italiana, in cui essa deve sfociare a tutti i costi e primeggiare per forza. Nel caso di VeiveCura, la voce è dolce e rappresenta uno strumento supplementare, che si adagia al resto. Questa peculiarità è riscontrabile ad esempio nella canzone “Di Roccia”, che forse da un punto di vista prettamente 'commerciale' è la più funzionale del disco: a partire da un classico giro di pianoforte, nasce una canzone molto intensa, emozionante, piena di suoni ma non ridondante.
Insomma, il disco di VeiveCura è indubbiamente di spessore, per non dire bellissimo. VeiveCura non lascia indifferente chi lo sente, è praticamente impossibile: la sua musica entra nell'animo con un impeto incredibile, albergando al suo interno e trasportandolo verso territori ancora sconosciuti. Tutto questo è movimento, è ricerca ed esplorazione artistica. Le canzoni di VeiveCura, quindi, viaggiano e fanno viaggiare: più che un disco, “Tutto è vanità” è un giro del mondo in 8 canzoni da ascoltare intensamente, apprezzare e vivere.
I miei complimenti, con augurio di ogni bene per il futuro!
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Pierpaolo de Flego
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